TORINO, ITALIA

Essere medico è qualcosa di più che fare il medico

23 aprile 2018

di Elena Manzone, medico volontario che attualmente lavora a Torino nell’attività ambulatoriale a sostegno dei migranti.

La mia situazione familiare e personale non mi consente di andare a prestare servizio in Africa, ma vengo a sapere che a Torino,  da qualche tempo ha preso il via un ambulatorio bisettimanale, rivolto ai senza fissa dimora, presso la Casa S. Luisa, in via Nizza.

Sono in pensione e più di una volta mi sono chiesta a cosa sono serviti gli anni di studio e di lavoro se poi, con la pensione, da un giorno all’altro, tutto si è concluso. Sì, perché essere medico non è solo un lavoro, è un’identità, un modo di essere e di comportarsi nel mondo, fra la gente.

Mi metto in contatto con Paolo, volontario di World Friends, che collabora con il CCM e coordina l’attività dei sanitari (infermiere, ostetriche, fisioterapiste, medici e successivamente studenti di medicina) che già prestano la loro opera all’ ambulatorio di Casa S. Luisa e riceve le adesioni dei nuovi volontari.

Così, una mattina di giugno mi trovo con lui, in via Nizza, per vedere com’è organizzato l’ambulatorio, quali sono le mansioni da svolgere e le procedure da rispettare.

Qui incontro varie persone: Roberto, che dorme sui vagoni ferroviari perché nei dormitori ha paura di essere derubato; Filippo, che si presenta con una gamba gravemente compromessa da lesioni infette; la “Principessa Svizzera” e il musicista, che vengono per farsi controllare la pressione; lo squinternato, che chiede Lorazepam e pasta adesiva per la dentiera e viene affidato alle cure della psichiatra.

Ci sono anche ragazzi del Senegal e del Camerun, con il permesso di studio, per lo più frequentano ingegneria. Hanno la tosse, il mal di denti e non sanno a chi rivolgersi. Alcuni hanno il medico di base, altri no, non l’hanno ancora scelto o l’hanno scelto e non lo conoscono.

Vengono a Casa Santa Luisa a fare colazione. Alle 8 del mattino il refettorio è pieno e qualche volta si incontra Mons. Nosiglia, che, indossato un grembiule blu, serve la colazione ai tavoli.

Ci sono anche volontari, giovani e meno giovani, che al mattino svolgono questo servizio. E poi c’è Suor Cristina “il capo”, a cui si fa riferimento per ogni eventuale problema, dalle fotocopie all’accettazione di quelli che non hanno documenti e non sono stati registrati all’ingresso.

Tu cosa puoi fare

  • Con 20 euro permetti l’acquisto di materiali consumabili sanitari (es. garze, filo per suture, soluzioni detergenti, etc.) per una settimana;
  • Con 40 euro permetti l’acquisto farmaci da banco per una settimana;
  • Con 80 euro sostieni la realizzazione di 4 incontri di supervisione e tutoraggio per 1 operatore sanitario volontario che decida di svolgere attività di volontariato presso i Centri di Via Nizza 24 e Via Cappel Verde 6.

Li incontri magari alcune settimane di seguito, poi, per un certo periodo spariscono e non sai che fine abbiano fatto.

Richiedono cose semplici e noi possiamo fornire loro ascolto, consigli, medicazioni, qualche farmaco (antidolorifici, mucolitici, antiacidi, fermenti lattici, qualche integratore).

Siamo riusciti a guarire bene la gamba di Filippo. Lui si è presentato puntuale tutti i giorni in cui noi siamo stati presenti in ambulatorio, quindi tutti abbiamo visto e curato quelle ulcere e quelle escare. Ci siamo passati le consegne, un po’ scrivendo sui fogli dell’ambulatorio, dove registriamo i dati dei pazienti, un po’ con WA (la tecnologia serve anche a questo). Certo, alcune volte è stato necessario far precedere la medicazione da una toeletta accurata. Con la collaborazione di Filippo, che si è attenuto alle prescrizioni,  abbiamo ottenuto un bel risultato.

 

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